
Con la mostra Equilibrio, Domenico Iervasi apre una riflessione profonda sul significato del bilanciamento — tanto interiore quanto sociale — invitando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra il sé e le proiezioni che il mondo esterno proietta su di noi. Il percorso espositivo si configura come un'esplorazione intuitiva, in cui espressione personale e percezione collettiva si confrontano e si negoziano senza sosta.
Il fulcro della ricerca di Iervasi è la figura umana, restituita con un'intensità e una precisione quasi iperrealiste. Volti e corpi emergono con nitidezza straordinaria, spesso in dialogo diretto con lo sguardo dello spettatore, per poi sciogliersi in distese di colore gestuale. Le figure sembrano sospese tra definizione e frammentazione, fungendo da punto di ancoraggio mentre l'astrazione si espande tutt'intorno.
Nella pittura di Iervasi, il colore svolge un duplice ruolo: è allo stesso tempo architettura e forza dirompente. Applicato per stratificazioni successive e gesti espressivi, esso avvolge, interrompe e attraversa la figura, generando una tensione dinamica tra controllo e abbandono. Ne emerge un senso di movimento sulla superficie pittorica, dove l'intensità cromatica si contrappone alla delicatezza e alla quiete della forma umana.
Queste opere ci ricordano che l'equilibrio non coincide con l'assenza di conflitto, ma con la capacità di sostenere simultaneamente realtà molteplici e spesso contraddittorie.
Iervasi affronta la pittura come un processo intuitivo e istintivo: le opere nascono senza strutture prestabilite, guidate dall'emozione e dalla percezione immediata. Questo approccio si rispecchia nel linguaggio visivo della mostra, dove precisione e spontaneità convivono in equilibrio.
Nel suo nucleo più intimo, Equilibrio abbraccia la complessità e l'irregolarità del trovare un bilanciamento. L'equilibrio non è uno stato fisso o purificato, ma un processo in continuo divenire, segnato da contraddizione, vulnerabilità e trasformazione. Forza e fragilità, chiarezza e ambiguità, identità esterna e verità interiore non vengono risolte — vengono mantenute in tensione.
Attraverso il dialogo tra forma, colore e gesto, con rimandi a un linguaggio prossimo all'astrattismo, Iervasi offre al visitatore un'esperienza diretta, sensoriale e autentica di questa condizione universale.
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