
Deriva psicosociale con dialogo socratico per le vie di Milano
Cosa succede quando attraversiamo la città senza una meta precisa, guidati da segnali non codificati?
Questo incontro nasce dall'unione di due pratiche: la deriva psicogeografica e il dialogo socratico.
Prendendo a prestito le parole di Guy Debord, “La deriva consiste nel vagare per la città ignorando i richiami consueti (insegne, vetrine, manifesti, monumenti, etc…) per lasciarsi guidare dai segni, cioè dalle cose insolite che accadono accidentalmente. Di segno in segno si arriva all’apparizione, ovvero a uno spettacolo che cattura il nostro interesse".
Sviluppata dai Lettristi e dai Situazionisti negli anni ’50, la deriva non è una visita guidata della città, né un trekking urbano, ma un consapevole spaesamento per cercare una forma di comunicazione diretta con ciò che ci circonda, ciò che spesso diamo per scontato.
Come funziona?
A turno, ciascun partecipante guida il gruppo. La direzione non viene scelta in base a una destinazione prestabilita, ma lasciandosi orientare da quei segni non codificati che emergono nell'esperienza: un colore, un odore, un dettaglio architettonico, una luce particolare, un suono, oppure una foglia che indica una direzione. Non si seguono cartelli stradali o mappe, ma ciò che, in quel momento, richiama l'attenzione di chi guida.
Il gruppo segue ogni volta la persona che conduce la deriva: si costruisce insieme un percorso imprevedibile, che dischiude l’accesso a ciò che è inafferrabile e ineffabile.
Al termine della deriva ci fermeremo, ovunque ci troveremo, per fare una pratica filosofica: il dialogo socratico.
A partire dall'esperienza appena vissuta, il gruppo farà emergere un concetto da esplorare insieme attraverso il confronto, l'ascolto reciproco e la ricerca comune; il consulente filosofico faciliterà questo dialogo per avvicinarlo a quelli del Socrate di Atene.
L'incontro è anche un'occasione per conoscere persone nuove attraverso un'esperienza insolita. Non è necessario avere competenze filosofiche né esperienza in questo tipo di attività: è sufficiente la disponibilità a camminare, osservare, ascoltare e mettersi in gioco.
Informazioni pratiche
Data: 2 agosto 2026
Orario: dalle 16:00 alle 21:00
Ritrovo: Parco Ravizza, Milano
Partecipazione: gratuita, con prenotazione obbligatoria
Numero massimo di partecipanti: 15
Cosa portare: scarpe comode e una borraccia d'acqua.
L'esperienza è condotta da Nilo, consulente filosofico certificato Pragma, insieme a Francesco Meola, attore e maestro di teatro.
Se ti incuriosisce vivere Milano in un modo diverso, incontrare nuove persone e lasciarti sorprendere da un'esperienza che unisce cammino, osservazione e dialogo, iscriviti: i posti sono limitati.
Consiglio di lettura:
Quando Tomáš tornò a Praga da Zurigo, fu preso da una sensazione di malessere al pensiero che il suo incontro con Tereza fosse stato determinato da sei improbabili coincidenze.
Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?
Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina.
Tomáš apparve a Tereza nel suo ristorante come il caso assoluto. Sedeva a un tavolo, davanti a un libro aperto. Alzò gli occhi su Tereza e sorrise: «Un cognac».
In quel momento la radio suonava della musica. Tereza andò al bancone a prendere il cognac e girò la manopola dell'apparecchio per alzare il volume. Aveva riconosciuto Beethoven. Lo conosceva da quella volta che nella sua cittadina era arrivato un quartetto di Praga. Tereza (che, come sappiamo, agognava a qualcosa di «più alto») era andata al concerto. La sala era vuota. Insieme a lei c'erano solo il farmacista e la moglie. Ecco dunque sul palcoscenico un quartetto di musicisti e in sala un trio di ascoltatori, ma i musicisti erano stati così gentili da non annullare il concerto, e quella sera suonarono solo per loro i tre ultimi quartetti di Beethoven.
Il farmacista aveva poi invitato i musicisti a cena e aveva chiesto all'ascoltatrice sconosciuta di unirsi a loro. Da allora Beethoven era diventato per lei l'immagine del mondo dall'altra parte, del mondo che lei agognava. Mentre portava dal bancone il cognac per Tomáš, cercava di leggere in quella coincidenza: com'era possibile che, proprio mentre stava portando un cognac a quell'uomo sconosciuto che le piaceva, sentisse Beethoven?
Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi.
Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere
Parco Alessandrina Ravizza, Viale Toscana, 20136 Milano MI, Italy
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